Opere Antiche
- riproduzioni d'autore -


JOSEPH MALLORD WILLIAM TURNER

William Turner (1775-1851) è l’altro grande interprete, insieme a Constable, della pittura di paesaggio romantica in Inghilterra. La sua formazione giovanile deriva soprattutto dalla pittura di Cozens, con una progressiva ammirazione per un altro paesaggista francese del Seicento: Claude Lorrain.

Le categorie estetiche a cui è improntata la pittura di Turner sono il pittoresco e il sublime. Quel sublime dinamico, come lo definiva Kant, che riguardava le manifestazioni della natura caratterizzate da grande esplosione di energia. Il soggetto di alcuni suoi quadri più tipici sono proprio le tempeste. Quella furia degli elementi che imprime grande velocità all’atmosfera.

Nei suoi quadri gioca un elemento fondamentale la luce. Egli cerca di dare un’autonomia alla luce rappresentandola non come riflesso sugli oggetti ma come autonoma entità atmosferica. Per far ciò, usa il colore in totale libertà con pennellate curve ed avvolgenti. Le immagini che ne derivano hanno un aspetto quasi astratto che non poco sconvolse il pubblico del tempo. Secondo alcuni critici egli non dipingeva ma impastava sulla tela ingredienti da cucina, quali uova, cioccolata, panna, ricavandone un miscuglio da pasticciere. Queste critiche dimostrano quanto fosse poco compresa la sua pittura. Essa, tuttavia, divenne un riferimento importante per la successiva pittura impressionista.
Turner giunse a Venezia per la prima volta nel 1819 in transito verso Roma e vi ritornò nel 1830 e nel 1840. Soprattutto dopo quest’ultimo soggiorno prese forma uno straordinario repertorio di acquerelli e dipinti. In essi si annullano i confini tra acqua, aria e terra e il paesaggio lagunare emerge come sinfonia di luce e colore. Il pittore inglese sta raggiungendo l’astrazione, soglia che varcherà nei viaggi del 1833 e 1840 in Italia. Con l’aiuto dell’acqua che riflette e smaterializza Turner entra nella luce stessa. Le forme e le figure perdono la loro fisicità, passando dalla visione prospettica all’indeterminatezza della forma e dei colori, fino a costruire una rivoluzionaria visione della realtà.

J. M. WILLIAM TURNER _ TRIBUTE


GIOVANNI ANTONIO CANAL

Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, pittore e incisore, fu il caposcuola dei vedutisti veneti del Settecento. La sua formazione avvenne al seguito del padre Bernardo, specializzato in pittura di fondali per il teatro. Intorno al 1719, trasferitosi a Roma, cominciò a dedicarsi alle vedute di paesaggio, ispirato dagli esempi di artisti come l'olandese Gaspar van Wittel e il friulano Luca Carlevarijs.
Ben presto andò elaborando uno stile personale che, pur essendo profondamente radicato nella cultura veneziana, lo portò ad ottenere il favore di un pubblico internazionale. Ebbe, infatti, tra i suoi committenti i reali del Liechtenstein e Joseph Smith, banchiere, mercante e poi console inglese a Venezia, personaggio decisivo per la sua carriera in quanto fu proprio questi ad introdurlo nell'ambiente dei ricchi e raffinati collezionisti inglesi. Intanto, anche in patria, il Canaletto aveva elevato il vedutismo ad una corrente di gusto rappresentativa dell’illuminismo europeo, al pari di quella pittura di storia e di figura che, fino ad allora, aveva dominato il panorama pittorico del tempo.

 Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto_  Copie d'Autore ad olio su tela


FRANCESCO GUARDI

La sua formazione e gran parte della sua attività fino al 1760 si svolsero insieme al fratello maggiore, Giannantonio, che conduceva la bottega familiare. Rispetto al fratello, fin da subito, manifesta una diversa sensibilità con una pennellata rapida e spezzata in grado di rendere il legame tra figure e atmosfera. L’interesse per il paesaggio lo porta ben presto ad avvicinarsi al vedutismo di cui propone una interpretazione personale che elimina la componente “fotografica” e documentaria per una resa atmosferica capace di rendere il particolare vibrare della luce della laguna. Nascono così i capolavori come le due Vedute della Ca d’Oro o quelle conservate in musei di tutto il mondo. Nel 1782 ottenne l’incarico ufficiale di eseguire i dipinti in ricordo dei festeggiamenti per le visite di papa Pio VI e degli arciduchi russi Paolo Petrovic e Maria Teodorovna, opere che testimoniano della sua capacità di rendere anche la vita e il ritmo della sua città.

Francesco Guardi_ Copie d'Autore ad olio su tela


JOHN RUSKIN

Personaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte,  John Ruskin (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, Le pietre di Venezia: uno studio della sua architettura e un inno alla bellezza, unicità e fragilità della città.

Capace di influenzare fortemente l’estetica del tempo con la sua interpretazione dell’arte e dell’architettura, Ruskin torna ora a Venezia, nei luoghi della sua ispirazione; torna a Palazzo Ducale, edificio emblematico che esplorò a lungo da angolazioni diverse: taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi. Ad accoglierlo la sequenza di sale e loggiati tante volte raffigurati, ove la scenografia di Pier Luigi Pizzi dà risalto alle presenze architettoniche e scultoree della Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che egli tanto amava. Voluta da Gabriella Belli quale tributo alla conoscenza e al mito di Venezia, la mostra è curata da Anna Ottani Cavina: prima presentazione a tutto campo, in Italia, dell’opera di un artista che “ha valicato ogni confine in nome di una visione interdisciplinare, praticata quando il termine ancora non c’era”.

Non potendo dare conto della complessità di Ruskin e del suo genio versatile in tanti e diversi campi, le sue opere che documentano la vocazione dell’artista a tradurre in immagini la realtà, fissando su migliaia di fogli, a penna e acquerello, “l’instancabile tentativo di comprendere il mondo”. “Lo sguardo colorato di Ruskin – scrive Ottani Cavina – sarà una rivelazione per il pubblico italiano, poiché è Ruskin il più grande acquarellista dell’età vittoriana”.

John Ruskin_ Copie d'Autore ad olio su tela


GIUSEPPE BORSATO

Giuseppe Borsato nasce nel 1770 a Venezia, dove muore nel 1849 all’età di 79 anni. Insegna all’Accademia delle Belle Arti di Venezia e, nella qualità di pittore, architetto e decoratore, lavora a stretto contatto con Giannantonio Selva nella decorazione, seguendo il linguaggio neoclassico , di diversi palazzi pubblici, privati e chiese sparse nella stessa Venezia e città limitrofe.

Borsato ottiene l’incarico, con il Selva, di decorare il teatro La Fenice di Venezia, per il quale lavorerà per un  lungo periodo come scenografo.

Nelle sue opere a olio riprende di sovente con maestria la tecnica prospettica di Antonio Canal detto il Canaletto.

Il pittore è da ricordare in modo particolare per i piccoli paesaggi realizzati con tecnica di affresco e per le opere raffiguranti al vivo scene di vita e costume veneziani propri del primo Ottocento.

Dal 1791 al 1792, ha studiato con Agostino Mengozzi Colonna all’Accademia di Belle Arti. Dipinse interni di chiese, a volte alla maniera di Canaletto, ma fu anche influenzato dal suo contemporaneo, Vincenzo Chilone. Tra le sue opere decorative più conosciute ci sono quelle della Basilica di San Marco e di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Nel 1807, lui e il suo allievo, Francesco Bagnara, decorarono il Teatro La Fenice. Dipinse anche affreschi nel Palazzo Zabarella durante la sua ristrutturazione nel 1818, al fianco di Francesco Hayez  e Giovanni Carlo Bevilacqua.

Nel 1815, i suoi dipinti furono utilizzati in una guida popolare per le opere di Venezia, scritto da Giannantonio Moschini. Nel 1831, le sue lezioni all’Accademia di Belle Arti furono pubblicate dall’Accademia come Opere Ornamentale.

Giuseppe Borsato_ Copie d'Autore ad olio su tela


OPERE VARIE

Copie d'Autore ad olio su tela

Copie d'Autore ad olio su tela